giovedì 4 dicembre 2014

"FARMAGEDDON", IL MONDO ALLA RESA DEI CONTI CON LA CARNE "A BUON MERCATO"

"L'allevamento intensivo è nocivo per gli animali, dannoso per la salute umana e l'ambiente" e contribuisce allo spreco di cibo. Così Philip Lymbery, Ceo di Compassion in World Farming (Ciwf), organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento, in una intervista all'Adnkronos. Le "conseguenze principali dell'allevamento industriale (definito dal termine inglese 'factory farming', ndr)", avverte Lymbery - che ha scritto insieme alla giornalista del Sunday Times Isabel Oakeshott il libro denuncia "Farmageddon: The True Cost of Cheap Meat" (Bloomsbury, 2014) - sono la "resistenza agli antibiotici, carne di cattiva qualità e, naturalmente, animali tenuti in condizioni terribili".
"Gli allevamenti intensivi di fatto diffondono le malattie. Quando gli agenti patogeni, sia batteri che virus, possono trovare una scorta infinita di ospiti da infettare tra gli animali che vivono in ambienti ristretti, non muoiono", avverte. Non solo. "I virus possono mutare mentre infettano una sequenza di animali, diventando più aggressivi e sviluppando potenzialmente la capacità di infettare persone e di essere trasmissibili tra esseri umani", spiega. In questo contesto "gli antibiotici vengono utilizzati per 'puntellare' un sistema intrinsecamente malato". Poi c'è il problema della qualità del cibo. Secondo Lymbery, "l'intensificazione dell'allevamento ha distrutto la qualità nutrizionale degli alimenti. La carne prodotta contiene più grassi saturi e bassi livelli di omega 3, contribuendo all'epidemia di obesità".

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