sabato 27 febbraio 2016

Avevi la coda al posto delle ali, angelo mio

Due settimane fa ho dovuto fare una telefonata molto difficile. Ho dovuto chiamare il mio veterinario per far addormentare il mio cane. Vedi, non riesco a dire «sopprimere», mi sa di qualcosa di definitivo. Io invece voglio ricordare 16 anni meravigliosi con un amico silenzioso, ma sempre presente, sempre accanto. Arrivato nella mia vita quando mia figlia, dovendo andare all’università in un’altra città, e volendo evitarmi la sindrome da nido vuoto, mi ha fatto trovare in casa un cucciolo di tre mesi. Con lui ho imparato ad amare le passeggiate nel bosco con la pioggia. Ha accolto e rispettato i miei silenzi, mi ha guardato piangere e ha permesso che non fossi da sola a leccarmi le ferite. Mi ha fatto scoprire quell’amore incondizionato, quel perdonare le partenze, quel gioire, senza rancore, dei ritorni. Non so se è giusto chiederti spazio quando problemi più gravi incombono. E ho anche pudore a parlarne, perché temo che mi si possa dire che, be’, in fondo era un animale. Ma anche stamattina, quando mi sono alzata e ho sentito forte la sua assenza, mi sono detta che devo ricominciare ad andare nel bosco. Con il sole e con la pioggia. «Si dice che quando Dio finisce le ali, mette le code».
 

SONJA



Sono cresciuto in una casa dove l’unico animale ero io. Anche piuttosto ingombrante. Fu sempre questa, almeno, la giustificazione addotta da mio padre nel corso degli anni per non caricarne a bordo altri. Solo sul letto di morte mi confessò il rimpianto di non avermi preso un cane quand’ero ancora bambino, per colmare il vuoto lasciatovi dalla scomparsa prematura di mia madre. Non gli credetti. Ma, qualche mese dopo la sua morte, il giorno del mio compleanno, una cucciola bianca a forma di lupo e delle dimensioni di un topo si staccò da una siepe, attraversò la strada e puntò dritta verso di me, decidendo all’improvviso e con atto unilaterale di cambiarmi la vita.

(...)

Massimo Gramellini


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