Nell’ultimo rifugio dei gorilla in Congo: “Difendiamo la natura con i mitra”

L’ultima battaglia, in questa giungla da «Cuore di tenebra» che toglie il fiato, è avvenuta qualche settimana fa e ha lasciato a terra undici morti. Guardie forestali, che in teoria avevano firmato per proteggere gli ultimi gorilla di montagna del Congo, e invece si sono ritrovate sotto il fuoco nemico come fossero in guerra. Del resto un anno fa avevano sparato pure al direttore del parco, il principe di origine belga Emmanuel de Merode, perché questo è il prezzo richiesto per difendere Virunga: essere disposti a rimetterci la pelle.

Siamo in un luogo mitico, forse il più bello del Congo e dell’intera Africa equatoriale. L’angolo dove vivono gli ultimi ottocento gorilla di montagna «silverback», che nell’immaginario occidentale riportano alla mente l’epopea di Tarzan o King Kong, prima ancora del sacrificio di Dian Fossey, la zoologa americana che fu uccisa in Ruanda mentre lavorava per salvarli

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