Paolo, professore universitario di Roma, aveva 55 anni, quando in
vacanza prese un’infezione alle vie urinare causata da Escherichia Coli
resistente a più antibiotici. Ci vollero 2 mesi e 3 cicli di antibiotici
prima di guarire e nessun medico fu in grado di dirgli da dove venisse
il batterio.(1)
Paolo ha subito gli effetti di un fenomeno in preoccupante crescita:
l’antibiotico resistenza.
L’abuso di antibiotici, causa principale dell’antibiotico resistenza,
avviene non solo in campo medico ma anche negli allevamenti intensivi,
dove la situazione è fuori controllo: il
71% degli antibiotici in Italia va agli animali d’allevamento e il 94% di questi trattamenti è di massa.
Tutto questo perché le condizioni degli animali sono così estreme che
la loro sopravvivenza nei capannoni sovraffollati e malsani è garantita
solo dagli antibiotici. Senza trattamenti farmacologici la situazione
precipiterebbe e le morti sarebbero troppe, con la conseguenza di gravi
perdite economiche.
Usare i farmaci per allevare animali in condizioni disumane è inaccettabile. È un abuso nei confronti di milioni di esseri senzienti e della nostra salute, con conseguenze
catastrofiche a livello mondiale.
Gli allevamenti intensivi sono sistemi crudeli e fuori controllo
che stanno favorendo lo sviluppo di batteri resistenti agli
antibiotici.
Super batteri che dagli allevamenti possono facilmente raggiungere le persone e farle ammalare, contribuendo a far tragicamente salire il numero di morti per antibiotico resistenza - tra le
5000 e le 7000 persone all’anno, solo in Italia.
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